Umberto Camellin 1,2, Gianluigi Latino 1, Giuseppe Righetti 2, Federico Merlin 2, Massimo Camellin 1
1 Sekal Microchirurgia Rovigo
2 UOC Oftalmologia, Ospedale Di Legnago

Analisi pupillometrica e suo ruolo nell’impianto di lenti intraoculari fachiche da camera posteriore

Abstract

Scopo: Valutare la variazione del diametro pupillare mesopico distinguendo tra pupilla di entrata (Pin, topografica) e pupilla d’uscita (Pout, reale) prima e a 12 mesi dall’impianto di ICL da camera posteriore, al fine di determinare se la modifica anatomica del segmento anteriore influenzi la dimensione pupillare effettiva.

Metodi: Studio retrospettivo di coorte su 131 occhi di 131 pazienti sottoposti a impianto primario di ICL modello VTICMO. Sono stati raccolti SimK, ACD pre- e post-operatoria e pupilla mesopica di entrata pre e postop mediante AS-OCT MS-39. La pupilla reale (Pout) è stata stimata applicando un modello paraassiale derivato dall’approccio geometrico di Bennett e Rabbett, adattato all’occhio fachico con ICL.

Risultati: L’ACD si è ridotta significativamente da 3.696 ± 0.270 mm a 3.016 ± 0.261 mm (Δ −0.679 ± 0.277 mm; p < .0001). La pupilla di entrata non ha mostrato variazioni significative (3.698 ± 0.729 mm vs 3.619 ± 0.591 mm; p = 0.139). Analogamente, la pupilla reale è risultata sovrapponibile tra pre- e post-operatorio (3.243 ± 0.634 mm vs 3.255 ± 0.524 mm; p = 0.802), con elevata correlazione lineare (RÇ = 0.9599) e assenza di bias clinicamente rilevante all’analisi di Bland–Altman. L’ingrandimento pupillare si è ridotto dal 14% all’11% (Δ −2.9%; p < .0001), variazione statisticamente significativa ma clinicamente trascurabile.

Conclusioni: L’impianto di ICL determina una riduzione significativa dell’ACD e dell’ingrandimento pupillare apparente, senza modificare la dimensione reale della pupilla mesopica a 12 mesi. Il confronto diretto della sola pupilla topografica introduce un bias legato alla variazione dell’ingrandimento. La pupilla reale preoperatoria rappresenta il parametro clinicamente rilevante per la pianificazione refrattiva e per la selezione della zona ottica dell’ICL.

Keywords: ICL, pupillometria, ottica, disfotopsie, glare, halo.

Introduzione

La pupillometria consente di misurare il diametro pupillare a partire dall’immagine proiettata sul piano corneale, definita pupilla di entrata o pupilla topografica, in differenti condizioni di illuminazione. In ambito della chirurgia refrattiva corneale, la valutazione della pupilla in condizioni mesopiche e scotopiche riveste un ruolo fondamentale sia per la determinazione delle dimensioni sia per l’analisi della posizione rispetto all’asse visivo (offset pupillare).

È noto che un diametro pupillare scotopico ampio può associarsi a una riduzione della sensibilità al contrasto, secondaria all’aumento delle aberrazioni di ordine superiore (HOAs), oltre a rappresentare un fattore di rischio per disfotopsie positive nei pazienti pseudofachici. All’opposto, una pupilla di piccolo diametro incrementa la profondità di campo; tuttavia, quando eccessivamente ridotta, può favorire fenomeni diffrattivi dovuti all’interazione dei raggi luminosi con il margine pupillare. Nella pratica clinica corrente, la pupillometria preoperatoria viene comunemente eseguita per valutare l’idoneità del paziente all’impianto di una Intraocular Collamer Lens (ICL). Tuttavia, tale valutazione non dovrebbe essere considerata un parametro statico o isolato. È ampiamente documentato, infatti, che la pupilla possa risultare decentrata rispetto all’asse visivo e che tale offset pupillare vari in funzione delle condizioni luminose ambientali. A ciò si aggiunge la possibile presenza di un decentramento della ICL dopo il posizionamento nel solco ciliare, introducendo ulteriori variabili nella relazione tra asse ottico, asse visivo e centro pupillare. In particolare, numerosi studi hanno evidenziato come un’ampia pupilla mesopica sia associata a un incremento delle aberrazioni di ordine superiore e a un maggiore rischio di fenomeni fotici notturni dopo impianto di ICL, quali glare e halo. Inoltre, pupille superiori a 5.5–6 mm sono state correlate a un peggioramento della qualità visiva soggettiva, specialmente quando il diametro ottico della lente risulta inferiore alla dimensione pupillare in condizioni mesopiche. L’introduzione dei modelli con diametro ottico ampliato (EVO+) ha contribuito a ridurre l’incidenza di disturbi visivi notturni, mantenendo stabilità e sicurezza anatomica sovrapponibili alle versioni precedenti. Tuttavia, la maggior parte delle valutazioni cliniche si basa sulla misurazione della pupilla di entrata, ossia l’immagine pupillare rilevata sul piano corneale, mentre la pupilla reale sul piano irideo (pupilla di uscita) può differire per effetto dell’ingrandimento indotto dal sistema ottico anteriore. È noto, infatti, che la profondità della camera anteriore (ACD) e la curvatura corneale (K) influenzano in modo positivo l’ingrandimento pupillare: al crescere di ACD e K aumenta l’ingrandimento (M). Alla luce di tali considerazioni, risulta rilevante distinguere tra pupilla di entrata e pupilla reale e verificare se l’impianto di ICL determini modificazioni significative del diametro pupillare effettivo.

Lo scopo del presente studio, presentato come comunicazione libera al 1° Congresso SISO-AIMO (Roma 2025), è stato analizzare la dimensione della pupilla di entrata (Pin, topografica) e della pupilla d’uscita (Pout, sul piano irideo) prima e a 12 mesi dall’impianto di ICL, al fine di valutare l’eventuale impatto dell’intervento sulla dinamica pupillare reale.

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