Dolore oculare cronico nella malattia dell’occhio secco
Abstract: La malattia dell’occhio secco (DED) può manifestarsi con dolore cronico della superficie oculare (COSP), espressione dell’interazione tra infiammazione e disfunzione neurosensoriale periferica e centrale. Nella DED, instabilità del film lacrimale, iperosmolarità e mediatori infiammatori aumentano l’eccitabilità delle afferenze trigeminali corneali, favorendo sensibilizzazione periferica. La persistenza dello stimolo può indurre sensibilizzazione centrale, spiegando la dissociazione tra sintomi e segni. Il dolore può presentare componenti nocicettive, neuropatiche e nociplastiche, spesso sovrapposte. L’inquadramento richiede anamnesi mirata, esame della superficie oculare, test del film lacrimale e colorazione, con supporto, quando indicato, di estesiometri, microscopia confocale e test con anestetico topico. I questionari usati per la DED caratterizzano poco il dolore, perciò ulteriori questionari come l’OPAS, NPSI-eye, DN4, PainDETECT e scale per sensibilizzazione centrale, sonno, umore e fatica integrano la valutazione. Il trattamento deve essere meccanicistico e multimodale, combinando terapie della superficie oculare e, nei fenotipi con anche componente neuropatici e nociplastici, approcci sistemici e multidisciplinari.
Keywords: Malattia dell’occhio secco; dolore cronico della superficie oculare; dolore nocicettivo; dolore neuropatico; dolore nociplastico; questionari; approccio multidisciplinare.

Introduzione
La malattia dell’occhio secco (dry eye disease, DED) è una patologia multifattoriale della superficie oculare caratterizzata da perdita dell’omeostasi del film lacrimale, con instabilità, iperosmolarità, infiammazione, danno della superficie oculare e, in modo rilevante, anomalie neurosensoriali. L’inclusione delle “neurosensory abnormalities” nella definizione moderna spiega perché, in una quota di pazienti, la disabilità sia dominata dal dolore (bruciore, puntura, fotofobia, dolore evocato da vento o schermo) con una dissociazione anche marcata tra sintomi e segni.
Il dolore cronico della superficie oculare (chronic ocular surface pain, COSP), definito come una sensazione di dolore percepita come proveniente dalla superficie oculare che persiste per più di 3 mesi, è l’esito di un’interazione tra infiammazione locale e disfunzione neurosensoriale periferica e, in alcuni casi, centrale.
Caratteristiche biomolecolari e neurofisiologiche del dolore nella DED
La cornea è un distretto ad altissima densità di afferenze trigeminali: le terminazioni libere decorrono nello stroma anteriore, attraversano la membrana di Bowman e terminano nell’epitelio, dove sono esposte a stimoli meccanici, chimici e termici. Nella DED, l’alterazione dell’omeostasi della superficie oculare rende queste terminazioni più eccitabili e favorisce la persistenza del segnale doloroso.
Le afferenze corneali includono meccanocettori (20% della popolazione sensoriale totale), recettori polimodali (70% della popolazione sensoriale totale) e recettori del freddo (10% della popolazione sensoriale totale).
A livello molecolare, la trasduzione dipende dall’attivazione di canali ionici sensibili a stimoli fisici e chimici, tra cui la famiglia dei canali TRP (Transient Receptor Potential), in particolare TRPV1 e TRPA1 per stimoli termici e chimici e TRPM8 per stimoli freddi, e canali come ASIC (Acid-Sensing Ion Channels), oltre a recettori per mediatori infiammatori, come citochine.
L’attivazione di questi canali determina la depolarizzazione della membrana degli assoni periferici, avviando la trasmissione dolorosa lungo le vie trigeminali.
La DED, soprattutto se persistente, crea un microambiente ricco di mediatori infiammatori, come prostaglandine (PG), adenosina trifosfato (ATP), sostanza P, MMP-9 (Matrix MetalloProteinases-9), ROS (Reactive Oxygen Species), NGF (Nerve Growth Factor) e citochine pro-infiammatorie, tra cui interleuchine (IL-2, IL-4, IL-5, IL-6, IL-8, IL-10, and IL-17) e TNF-α (Tumor Necrosis Factor-α). Questi segnali, insieme ad altri stimoli come l’iperosmolarità e stimoli ambientali, inducono alterazioni dell’attività dei canali ionici dei neuroni sensitivi, determinando delle soglie di attivazione ridotte e una maggiore eccitabilità, entrando nel contesto di ciò che viene definito sensibilizzazione periferica.
In parallelo, l’ambiente infiammatorio coinvolge cellule immunitarie, quali linfociti T, macrofagi e neutrofili che rilasciano ulteriori mediatori, amplificando questa condizione.
