Angela Tindara Sframeli, Maurizio Postorino
Ats Liguria, Asl5 spezzina-Ospedale San Bartolomeo

La miopia nell’era moderna: epidemiologia, patogenesi e strategie di contenimento

Abstract: La miopia è oggi una delle principali sfide di salute pubblica in oftalmologia, caratterizzata da un incremento globale senza precedenti. Le proiezioni epidemiologiche delineate da Holden et al. stimano che entro il 2050 oltre il 50% della popolazione mondiale sarà miope, con un aumento sostanziale delle forme elevate, responsabili della maggior parte delle complicanze oculari. La miopia insorge in età sempre più precoce e progredisce più rapidamente, con un rischio proporzionale di sviluppare patologie quali maculopatia miopica, distacco di retina e cataratta. Le evidenze riportate nel Myopia Consensus Statement 2025 confermano l’efficacia di un approccio multimodale basato su interventi comportamentali, trattamenti ottici (lenti DIMS, HAL e DOT, lenti a contatto per myopia control, ortocheratologia), atropina a basse concentrazioni e, in casi selezionati, light therapy. Un controllo sistematico e personalizzato rappresenta oggi lo standard clinico per ridurre l’allungamento assiale e il rischio di patologia oculare nel lungo termine.

Keywords: Miopia infantile, outdoor activity, atropina a basso dosaggio, defocus periferico.

Introduzione: la miopia come emergenza epidemiologica contemporanea

Negli ultimi vent’anni la miopia è divenuta una delle condizioni oculari a più rapida espansione a livello globale. Secondo il lavoro di Holden et al. (Ophthalmology, 2016), entro il 2050 circa il 50% della popolazione mondiale sarà miope, e quasi il 10% presenterà forme di miopia elevata, con un rischio esponenziale di complicanze quali degenerazione maculare miopica, distacchi di retina e cataratta. Queste proiezioni riflettono un cambiamento socio-comportamentale epocale caratterizzato da riduzione del tempo passato all’aperto, aumento delle attività a distanza ravvicinata e uso intensivo di dispositivi digitali.
La curva epidemiologica mostra non solo un incremento numerico, ma anche un mutamento qualitativo: la miopia esordisce sempre prima e progredisce più rapidamente, creando una coorte di giovani adulti ad elevato rischio di patologie della vista.
L’anticipazione dell’età d’esordio è oggi uno dei principali determinanti della prevalenza globale. Numerosi studi evidenziano che i bambini che sviluppano la miopia entro i 6 -7 anni hanno la più alta probabilità di raggiungere forme elevate in età adulta con una progressione più rapida e un maggiore allungamento assiale, determinante primario dell’evoluzione miopica. E proprio la lunghezza assiale correla in modo direttamente proporzionale al rischio di comorbidità oculari: una differenza di soli 0,1- 0,2 mm/anno nella crescita assiale, se non controllata, può tradursi in diottrie di progressione cumulativa. Ogni diottria aggiuntiva aumenta la probabilità di complicanze: la degenerazione maculare miopica cresce fino a 40 volte nei soggetti con miopia elevata, mentre il rischio di distacco di retina e di cataratta aumenta rispettivamente di circa 21 e 5,5 volte. La miopia pertanto non può più essere considerata un semplice difetto rifrattivo correggibile con occhiali o lenti a contatto ma a tutti gli effetti una patologia da curare e in mancanza di tale possibilità almeno da prevenire.

Patogenesi della miopia: interazione tra genetica e ambiente

La crescita oculare è il risultato di un sofisticato sistema di regolazione in cui convergono segnali visivi, stimoli biomeccanici e vie molecolari complesse. La predisposizione genetica contribuisce in modo significativo: sono stati identificati numerosi polimorfismi che influenzano processi chiave come la crescita della sclera, la trasmissione sinaptica nei circuiti retinici e la modulazione della risposta alla luce.
Tuttavia, questi fattori spiegano solo una parte della grande variabilità osservata nella popolazione, lasciando spazio ad un ruolo altrettanto cruciale dei fattori ambientali. Tra questi, il tempo trascorso all’aperto emerge come uno dei determinanti più importanti: una maggiore esposizione alla luce naturale stimola la produzione di dopamina a livello retinico, un mediatore riconosciuto per la sua capacità di frenare l’allungamento assiale. All'opposto, l’incremento delle attività a distanza ravvicinata e in particolare l’uso prolungato di dispositivi digitali, sembra favorire l’insorgenza e l’accelerazione della progressione miopica, pur non essendoci un rapporto rigidamente lineare. A questi elementi si aggiunge il ruolo del defocus periferico ipermetropico, un segnale ottico in grado di attivare vie retino-sclereali che guidano il bulbo oculare verso un ulteriore allungamento. In questo equilibrio dinamico, l’occhio cerca costantemente di adattarsi per mantenere una messa a fuoco ottimale sulla retina. Quando però gli stimoli che guidano tale adattamento sono persistenti o eccessivi, il sistema potrebbe deviare verso una risposta errata: la crescita assiale accelera e la miopia tende a progredire in modo sempre più marcato.

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